10, maggio, 2019

"CIAK, SI SCIENZA": percorsi condivisi nel segno dell'innovazione e della sostenibilitą

La divulgazione scientifica come premessa di un nuovo modello di sviluppo

Il nome è accattivante, incuriosisce: “CIAK, SI SCIENZA”, si tratta del canale “green” dell’Università degli studi di Napoli Federico II, nato per iniziativa di Vincenza Faraco, docente di Chimica e Biotecnologie delle Fermentazioni presso il Dipartimento di Scienze Chimiche.
Si tratta di un canale multimediale e multipiattaforma ideato per diffondere l’informazione sulle innovazioni scientifiche e tecnologiche, la tutela ambientale, lo sviluppo sostenibile. Un’iniziativa, in sintesi, che si focalizza sulla sfida di un’economia e di uno stile di vita più vicini alle reali esigenze dell’uomo di oggi e, soprattutto, di domani. Nei prossimi mesi i percorsi della comunità ingegneristica napoletana e di “Ciak si Scienza” si potrebbero incrociare, ad esempio attraverso sinergie con varie commissioni del Consiglio nonché con i gruppi di lavoro interprofessionali istituiti dalla Fondazione Ordine Ingegneri Napoli, per una serie di iniziative di divulgazione e di informazione, ma anche di formazione, a carattere multidisciplinare nel segno dello sviluppo sostenibile e dell’innovazione. Tali iniziative si potrebbero inquadrare nel piano di innovazione e diversificazione delle attività promosse dal nuovo Consiglio e dalla Fondazione, con l'intento anche di fare network e “sistema” con realtà dinamiche e dall'alto contenuto tecnologico, oltre che sociale. Come, appunto, in questo caso. A Vincenza Faraco abbiamo rivolto alcune domande.

Professoressa Faraco, come nasce la sua iniziativa?
Contribuire a ridurre il gap tra il mondo della ricerca e quello dell’industria è caratteristica fondamentale della vision della mia ricerca perché consente di creare quell’anello indispensabile per trasformare i risultati della ricerca in risultati tangibili per il progresso e la nostra vita. Un aspetto fondamentale per questo è comunicare la scienza alla collettività, in quanto principali destinatari finali di tali sforzi. Quindi, dopo circa venti anni di ricerca in cui ho coordinato progetti di ricerca industriale in collaborazione con molte aziende anche straniere ho deciso di dedicarmi in maniera più sistematica alla divulgazione. Ed è nato “CIAK SI SCIENZA”. Il progetto è giovane, ha iniziato a “camminare” solo nell’ottobre dello scorso anno, ma ha già all’attivo cinque eventi di divulgazione, la maggior parte dei quali svolti con il patrocinio morale del Ministero dell’Ambiente, della Regione Campania e del Comune di Napoli. Si stanno stringendo accordi con molti enti come Legambiente Campania Onlus.
Perché il nome “Ciak si Scienza”?
Ho scelto questo nome anzitutto perché i nostri contenuti vengono diffusi in video, quindi con un linguaggio accessibile a molti e attraverso gli strumenti messi a disposizione delle tecnologie ICT che oggi sono i più efficaci per impattare vari tipi di pubblico. Mi riferisco ai social network, a YouTube, a Instagram, oltre che al sito web dedicato. Ma per me il “ciak” ha anche un altro valore simbolico, molto forte. Quale? Il ciak è un segnale di partenza, è lo strumento che dà il via a un lavoro di squadra con un obiettivo condiviso. E’ un segnale che trasmette anche un senso di urgenza, come è urgente attuare un cambio di rotta per tutelare l’ambiente. Quindi “ciak” per segnare l’avvio di una ripresa video, ma anche per dare lo start a un percorso informativo e divulgativo che mi auguro sia utile e che circoli rapidamente anche al di fuori della cerchia accademica e degli addetti ai lavori, con un focus particolare su ambiente, chimica verde, bioeconomia ed economia circolare. Obiettivo? Rendere fruibili a un pubblico il più possibile ampio le notizie più attuali nei settori che ho appena citato. Avendo presente i principi sintetizzati nelle ormai famose “3 R”.
E allora, ricordiamoli questi principi.
Li elenco in ordine di importanza. La prima “R” sta per “Ridurre i consumi”. Per produrre meno rifiuti la prima cosa da fare è consumare meno. Per esempio è possibile ridurre gli imballaggi (carte, scatole, confezioni ingombranti) che non siano rigorosamente necessari. E quindi anche gli imballaggi in plastica . Laddove non sia possibile evitare i consumi, occorre “Riutilizzare le merci cioè provare, nella quotidianità, a riutilizzare il più possibile ciò che si acquista, invece di scartare subito oggetti che magari non hanno ancora concluso il loro ciclo di utilità. Si pensi a tutti gli oggetti che vengono buttati invece che riparati. Inoltre, da un punto di vista industriale è auspicabile raccogliere, rielaborare e commercializzare materiale precedentemente considerato un rifiuto, trovando anche nuove funzioni per oggetti ritenuti inservibili. Il tutto con attenzione alla compatibilità economica di questi interventi e quindi in un dialogo costante fra mondo della ricerca e mondo della produzione e delle istituzioni. Al terzo posto, in ordine di priorità, c’è il riciclo.
I video che propone “Ciak si Scienza” si presentano in modo molto accattivante e professionale, con lei a fare da conduttrice (talvolta vestita di verde, con una scelta certamente non casuale) e insieme da divulgatrice. Come mai ha deciso di “metterci la faccia”?
L’attività scientifica e didattica ha rafforzato in me la consapevolezza che l’ambiente è un tema che riguarda tutti noi da vicino,  che richiede azioni e impegno in prima persona. Da questa consapevolezza è partito il progetto. Ogni percorso comincia con un primo passo. E non a caso il primo video messo in rete lo scorso autunno si conclude con la mia affermazione: "Il nostro pianeta si sta ammalando. Dobbiamo scoprire insieme come curarlo e lo vedremo nei prossimi video".
Il tema del primo video?
Il primo video pubblicato agli inizi di ottobre 2018 ha riguardato l'emergenza ambientale legata alle plastiche fossili e in particolare monouso che inquinano il mare e minacciano l'ecosistema.
Il nostro scopo - chiariamolo - non è demonizzare le plastiche che rappresentano un materiale importante per alcune prestazioni in diversi ambiti. D’altro canto, è fondamentale minimizzare l’usa e getta, educando i consumatori ad evitarne l’abuso anche in relazione alla direttiva europea approvata il 27 marzo che vieta alcuni prodotti monouso  a partire dal 2021. Noi siamo anche “un’antenna” dei cambiamenti normativi in quest’ambito perché li monitoriamo costantemente, come facciamo per le innovazioni tecnologiche.
Quali altre attività progettate di realizzare?
Anche grazie alle sinergie che intendiamo porre in essere con le diverse figure professionali tra cui la comunità ingegneristica napoletana progettiamo di mettere a disposizione delle aziende che vogliano rendersi più ecosostenibili consulenze di esperti qualificati per individuare le soluzioni migliori sia in termini dei processi produttivi che organizzativi e anche di realizzare attività di formazione con percorsi professionalizzanti green per creare i nuovi profili di cui le aziende hanno bisogno.
Per l’affermarsi di un’economia “green” è anche molto importante l’educazione a scelte di consumo responsabile, nel vostro target ci sono anche i cittadini-consumatori?
Certo, il mio desiderio è fornire anche elementi utili a scelte di consumo ecosostenibili e renderli a portata di mano di tutti i consumatori.
Insomma, la scienza che esce dai laboratori e che diventa linguaggio di tutti e per tutti?
Questa è la mia aspirazione, nella consapevolezza che la conoscenza scientifica e l’informazione sulla protezione ambientale sono beni appartenenti alla collettività proprio perché l’ambiente è di tutti e – come si leggeva negli striscioni delle manifestazioni studentesche delle scorse settimane – “non esiste un plan(et)-B”.
                                                                                                                             G.C.

 

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