14, settembre, 2020

Interazione virtuosa tra Web e strutture museali: come cambia lo scenario nell'emergenza Covid.

A colloquio con Alfredo Cafasso Vitale

In che modo il web e la rete fisica dei musei possono interagire, per allargare la fruizione del patrimonio culturale e mussale? Il tema è sul tavolo da tempo e ora, con le cautele e il distanziamento sociale resi necessari dall’emergenza Covid-19, diventa di attualità ancor più stringente. La Fondazione Ordine Ingegneri Napoli ha quindi intervistato su questi temi l’ingegner Alfredo Cafasso Vitale, che da tempo si occupa della questione. In appendice all'intervista proponiamo anche un profilo dell'intervistato.

Ingegnere, lei ha scritto qualche anno fa, sulla rivista dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, un articolo sulle dinamiche virtuose tra Musei e Rete Internet. A quasi dieci anni di distanza, come è evoluta la situazione?

La gara di inventività ed investimenti sulla Rete che da Madrid a Washington, da Parigi a Londra, ed in misura minore anche nel nostro Paese, le istituzioni museali avevano intrapreso negli ultimi anni, ha trovato in questa emergenza pandemica nuovo impulso. Quella che fino a poco tempo fa era solo una proposta tra tante altre modalità di fruizione, in questi mesi si è trasformata in una necessità.

Una necessità che non si limita ai Musei, l’emergenza ha infatti colpito interi settori dell'industria culturale mondiale. Lo scenario qual è?

Per i Musei il processo, partendo dalla tendenza irreversibile alla liberalizzazione del downloading delle opere d’arte, aveva da tempo segnato il cammino verso una nuova forma di fruizione in rete, che andava oltre il tempo del browsing a bassa definizione delle collezioni. I numeri di questo fenomeno erano già impressionanti.

Qualche cifra?

Certo: 125.000 opere poste in linea dal Rijksmuseum, 250.000 dalla National Gallery di Washington, 8 milioni di euro di investimento consacrati da parte del Beaubourg, al Centro Pompidou virtuale, specchio numerico dell’edificio di Richard Rogers e Renzo Piano. Un fenomeno stimolato e supportato, da quanto accaduto, in precedenza, per il mondo della musica e del cinema.

Può fare alcuni esempi della sinergia virtuosa tra Musei e Rete?

Esistono in Rete alcuni siti che hanno messo da tempo a disposizione online delle opere d’arte ad alta definizione, come The Artchive e, del resto, anche Google - con il faraonico progetto Google Art - propone su di un unico sito, campioni di altissima qualità delle collezioni di musei quali il Metropolitan di New York o l’Ermitage di San Pietroburgo. Alcune di queste opere, vengono proposte ad una definizione talmente alta da permetterne una percezione impossibile durante una visita al museo. Ma, ripeto, fino a prima della pandemia, tutto ciò rappresentava solo un modo alternativo alla fruizione classica, della visita “in presenza”. Modalità di fruizione, a volte preparatoria, a volte sostitutiva per ovviare alle spese di viaggio e soggiorno o alla idiosincrasia verso l’affollamento dei grandi Musei. Oggi tutto ciò si è trasformato, nel mondo del distanziamento fisico e della limitazione degli accessi, in una necessità. Ed è una necessità che tocca interi settori dell’industria culturale. Dallo spettacolo, alla musica dal vivo, dalle biblioteche al turismo, dal cinema alle mostre d’arte.

La situazione italiana qual è?

Sollecitate dal Mibact, sulla scia dell’hashtag #iorestoacasa, “la cultura non si ferma”, molte realtà museali italiane si sono attivate con la creazione di tour virtualidirette live sui socialvisite guidate su YouTube. “Evitiamo ogni contagio, tranne quello della bellezza”, aveva suggerito il direttore degli Uffizi di Firenze, Eike Dieter Schmidt. E così, proprio il celebre museo fiorentino mostra le sue collezioni d’arte da cliccare e guardare online: c’è la Primavera di Botticelli così come la Venere. Ma propone anche le Ipervisioni, mostre virtuali online con spunti di racconto suggestivi e immagini ad alta definizione. Anche lo spettacolo, il teatro, il cinema si sono organizzati per offrire in Rete, progetti sostitutivi dell’evento in presenza, con risultati spesso di buon livello. Uno sforzo, che provando ad andare oltre la frustrazione della limitazione, ha dato vita spesso a progetti originali ed innovativi.

Col ritorno alla fruizione dal vivo, pensa che gli sforzi di questi mesi per trovare nuove forme di interazione con la cultura avranno ancora valore?

Senza dubbio, un valore enorme. Che permetterà di scegliere e valorizzare appunto quei progetti originali ed innovativi di cui parlavo, non solo per la fruizione diretta degli stessi, ma per un loro utilizzo, ad esempio nella didattica, che arricchirà potenzialmente molto l’offerta. Peraltro questo cambio di paradigma va applicato a molti settori dell’industria culturale. 

Per esempio?

Prendiamone uno che conosco molto bene, lavorandoci da circa venti anni, che è quello del turismo culturale. Si era arrivati, e non solo per i Musei, ad una saturazione dell’esperienza “in presenza” ed ad una massificazione dell’offerta dei siti Star, o delle opere Star, ossia delle mete e delle opere che tutti dovevano assolutamente vedere. Una strategia che si spingeva fino alla aberrazione delle grandi navi da crociera lungo il Canal Grande, oppure all’affollamento “surreale” della sala della Gioconda al Louvre. La pandemia, sulla spinta di timori ed anche del desiderio di esperienze più personali e meno massificate, potrà potenzialmente valorizzare siti finora lasciati fuori dai percorsi scontati del turismo di massa, musei finora ignorati, realtà produttive innovative dell’agricoltura, dell’enologia e più in generale dell’agroalimentare. Insomma, si andrà verso un turismo esperienziale per pochi, che massimizzi il piacere e l’arricchimento spirituale ed emozionale. Si tratta di un approccio, che vedo applicabile, anche al mondo dello spettacolo, del teatro e della produzione cinematografica, per le produzioni spesso innovative, ma considerate minori, che hanno finora sofferto molto la “logica del botteghino”, trovando spazio solo in circuiti per pochi e di nicchia.

Quali criticità vede nella elaborazione delle nuove strategie di fruizione del patrimonio culturale di cui ha parlato?

Una, soprattutto. Quella che accompagna tutti i settori della nostra vita tecnologica, virtuale e social degli ultimi anni. L’interazione indispensabile con i grandi player hi-tech (Google, Facebook, Twitter, Youtube, Zoom e piattaforme simili (solo per nominarne alcuni) e lo spazio di controllo, governo e gestione dei contenuti da lasciare a questi soggetti. Se questo problema è stato sviscerato tanto e da diversi punti di vista per gli aspetti commerciali e le conseguenze di questa interazione con i prodotti standard, molto resta, a mio parere, da fare per il prodotto immateriale della cultura la cui valenza sociale, politica e di promozione dello sviluppo dei popoli, richiede un’attenzione del tutto particolare. E strategie studiate ad hoc. Insomma, la sfida è aperta.
(a cura di Giovanni Capozzi)

ALFREDO CAFASSO VITALE, UN PROFILO

Dopo quindici anni in industria, in Italia ed all’estero, con mansioni di progettazione hardware e software, in molti settori tecnologici, conclusasi con un’esperienza triennale a Tolosa in ambito Aerospaziale, con progetti firmware satellitari e software per la Stazione Spaziale ISSA; il background tecnico ha trovato la sua naturale evoluzione nei suoi settori applicativi favoriti: Formazione, Turismo, Cultura.
Ha scritto più di novanta articoli sulle Nuove Tecnologie, New Media e temi di sviluppo sostenibile.

Interviene spesso a Rai Radio3, dove ha realizzato due Lovely Planet, per Radio3 Mondo. Collabora con Rick Steves ad una serie di programmi per l’americana PBS, per la sua trasmissione “Traveling with Rick Steves”.

Ha collaborato su diversi progetti editoriali, artistici e web, come Content Curator.

Ha insegnato due anni alla Federico II, come Professore a Contratto,  Economia ed Organizzazione aziendale, agli studenti della Facoltà di Ingegneria Informatica. In precedenza ha insegnato, per sette anni in Istituti Superiori pubblici, come Docente Esperto, in ambito IT/ Languages / Communication.
Dal 2001, Tour Director per EF Tours, leader mondiale dei viaggi educational. Nel 2019 ha esteso la sua collaborazione anche alla Rick Steves Europe.

Negli ultimi anni ha sviluppato un’attività di curatela artistica, con Musei, Gallerie ed istituzioni culturali.

Ha recentemente curato la Mostra “Oreste Zevola: Una Rivoluzione Napoletana” per l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, tenutasi a Febbraio 2019.

Ha promosso, prodotto e curato, l’istallazione a Napoli delle prime 9 Stolpersteine (Pietre di Inciampo), a Piazza Bovio, dell’artista tedesco Gunter Demnig. Gennaio 2020

Vice Presidente del Comitato Italiano Ingegneri dell’Informazione ( CIII ) per nove anni fino ad Aprile 2015.
Ha studiato alla Facoltà di Ingegneria della Federico II, alla ENSEEIHT di Tolosa, ed ha seguito una Summer School del MIT di Boston.

Ha Vissuto per lunghi periodi all’estero (Francia, Spagna, USA) e vive oggi tra Napoli, Berlino ed Atene.

Dal 2005, Giornalista Pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti.

Parla fluentemente francese, inglese e spagnolo. Conoscenza conversazionale del greco moderno. Conoscenza base del tedesco.
Viaggia estensivamente in Europa tutto l’anno ed un paio di volte all’anno negli USA.

Skills: Scrittura creativa su temi innovativi; Cura di Contenuti e Mostre; Coordinamento di progetto; Coordinamento di produzione; Group Leading; Formazione.
 

 

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