Visita alla Basilica

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La Basilica di San Giovanni Maggiore presenta una pianta a croce latina a tre navate, ciascuna divisa da quella maggiore da un ordine di cinque arcate a tutto sesto. Con la riedificazione ottocentesca l’altare maggiore, che chiudeva l’assida insieme ad un ordine di quattro colonne in stucco, venne posto in fondo all’abside paleocristiana come tutt’ora si vede. Sulla controfacciata si può ammirare il grande dipinto murale illustrante la Predicazione del Battista, eseguito da Giuseppe De Vivo nel 1730.

La cupola, posta all’incrocio del transetto con la navata centrale, è opera di Dionisio Lazzari (1617-1689) a cui fu affidato il progetto generale di trasformazione di tutta la chiesa a partire dal 1656. Ai lati della crociera si trovano invece due imponenti altari: quello rivolto sul braccio sinistro è dedicato al SS. Crocifisso, quello a destra è intitolato a Santa Lucia.

Il Cappellone del Crocifisso apparteneva alla Confraternita dei LXVI Sacerdoti (33 sacerdoti e 33 benefattori), fondata nel 1619 dal sacerdote Ottavio Acquaviva. La decorazione del Cappellone, iniziata sul finire del XVII secolo da Gian Domenico Vinaccia, venne completata dallo scultore e pittore Lorenzo Vaccaro (1655-1706). Le sculture ai lati del Crocefisso rappresentano a destra Costantino e a sinistra sua figlia Costanza e sono legate alla tradizione della fondazione della primitiva chiesa da parte dei due effigiati. La pregevole scultura del Crocifisso è ritenuta opera del XVIII secolo.

A sinistra, sopra il vano della porta che conduce all’Oratorio della Confraternita, si nota un’epigrafe del IX-X sec. scritta con caratteri romani intorno ad una croce, un tempo rivestita di piombo. La sua iscrizione suona come un’invocazione di protezione della città, chiamata con l’antico nome di Partenope, rivolta ad un santo non identificabile con sicurezza fra il Battista e San Gennaro. Il Cappellone dedicato a Santa Lucia, nel transetto destro, risale al 1678 e presenta una semplice decorazione neoclassica ricostruita dopo il terremoto del 1870. Ai lati della navata principale si aprono numerose cappelle.

La navata destra della Basilica ne presenta quattro: la prima, entrando dall’ingresso principale, era dedicata alla Madonna delle Grazie ma è ricordata con il nome del Presepe per la presenza di un grande presepe settecentesco di cui non si hanno più tracce. La seconda cappella, detta del Cuore di Maria, conserva un altare in marmo del XVII secolo. A destra dell’altare, un monumento funebre, attualmente privo del suo ritratto, ricorda l’Ebdomadario Domenico Badolato, morto nel 1723, donatario di rendite per la cappella della Vergine della Compassione. La terza cappella, detta del Cuore di Gesù, era dedicata alla Vergine della Compassione, di origine spagnola, effigiata in un affresco citato ab antiquo.

La quarta cappella, subito dopo l’ingresso minore, era di padronato di casa Borgia e custodiva una Adorazione dei Magi, tradizionalmente attribuita alla bottega di Andrea Sabatini da Salerno (1480-1530 ca.), in temporaneo deposito presso la Soprintendenza. Nella navata laterale sinistra si aprono invece cinque cappelle. La prima, intitolata nel Settecento a S. Carlo Borromeo, fu dedicata nel 1844 a San Raffaele Arcangelo.

La seconda cappella, originariamente dedicata a S. Maria di Costantinopoli, era detta anche dei Paleologhi poiché venne fondata nel 1523 da Tommaso Demetrio Paleologo, la cui lapide dedicatoria (ricostruita) è posta in basso a destra dell’altare. L’affresco, raffigurante la Madonna in trono con a lato S. Pietro, risale alla prima metà del secolo XVI ed apparteneva un tempo al Cappellone di Santa Lucia. Nel 1678, a seguito delle trasformazioni del complesso, fu collocato in questo luogo (si tratta di uno dei primi complessi interventi di restauro consistente nel distacco dell’affresco con parte della sua muratura). In questa cappella vi è anche il sepolcro del celebre Abbate Gian Francesco Anisio, sommo poeta e scrittore umanistico, nato a Lauro nel 1464 e morto a Napoli dopo il 1541.

La sua pietra tombale, scolpita a rilievo, è posta sul lato destro dell’altare, affiancato ad una lapide di un altro canonico (a sinistra). La terza cappella, dedicata a San Giovanni Battista, era un tempo patronato della famiglia Ravaschieri di Genova e conserva una delle più delicate sculture di Giovanni Merliani da Nola. Il retablo marmoreo si compone di un livello inferiore con il Battesimo di Cristo con San Francesco di Paola (a sinistra) e San Giacomo della Marca (a destra); nell’ordine superiore è raffigurata la Crocifissione mentre nella cimasa vi è un tondo con Gesù Risorto, completato da due putti reggi festoni.

La quarta cappella venne dedicata a Sant’Anna a seguito del restauro eseguito nel 1742. La santa è raffigurata in una scultura in legno policroma realizzata nel 1740, attribuita a Gennaro Vassallo. Sopra l’altare si trova una lunetta con l’immagine ad altorilievo della Madonna con il Divino Infante che guarda un libro. Il tondo, di stampo classicista, recentemente restaurato come l’intera cappella, è databile all’ultimo quarto del XV secolo.

A destra dell’altare vi è il Monumento funebre di Adamo Fortunato Spasiano, opera del 1776 eseguita da Salvatore Franco, allievo di Giuseppe Sanmartino, attivo a Napoli dal 1770 al 1815. La quinta cappella è dedicata a Sant’Adriano Martire ed ai santi apostoli Filippo e Giacomo di Casa Follieri.

Al di sopra dell’altare, del 1635, è ubicata la pala marmorea della fine del XVI secolo, attribuita alla scuola di Girolamo d’Auria. Il bassorilievo centrale raffigura la Decollazione di S. Adriano mentre nella lunetta superiore vi è rappresentata una Pietà con i Santi Filippo e Giacomo.

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