La Storia della Basilica

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Una consolidata tradizione vuole che sul luogo dove sorge questa chiesa vi fosse stata seppellita Partenope, la sirena a cui il mito antico attribuisce la fondazione della città di Napoli. Come ricorda il Pontano, in quello stesso luogo, in epoca romana, venne eretto per volere dell’imperatore Adriano, un tempio dedicato al suo amato Antino.

Questo tempio pagano, così maestoso e grande, sempre secondo la tradizione, venne convertito in chiesa da Costantino nel IV sec. d. C., che la volle dedicata a San Giovanni Battista e a Santa Lucia a seguito di un voto fatto dall’imperatore e da sua figlia Costanza, dopo essere scampati ad un naufragio nel mare di Sicilia.

L’ipotesi delle sue origini romane sono confermate dalla presenza di due alte colonne in marmo cipollino sormontate da capitelli corinzi e da monchi architravi (riadattati dal vescovo Vincenzo) che le fissa ai pilastri dell’abside, nonché dalla tipologia della tribuna forata con un deambulatorio (oggi scomparso).

Questa è raffrontabile con la tribuna della chiesa di San Giorgio Maggiore, realizzata a Napoli nel IV sec. d.C. e con quella di Santa Maria Maggiore (432-440 d.C.) di Roma che rinviano i loro modelli ad una comune provenienza: l’originale tribuna della basilica di Settimio Severo, sita in Leptis Magna, realizzata tra il 210 ed il 216 d.C. e successivamente trasformata in basilica cristiana subito dopo l’editto di Costantino del 313 d.C.

La struttura basilicale venne in seguito completamente trasformata ed ampliata nella seconda metà del VI sec. dal vescovo Vincenzo. Giovanni Diacono, nella sua Cronaca dei Vescovi Napoletani (IX secolo), ricorda infatti che Vincenzo, divenuto vescovo di Napoli nell’anno 554, dopo aver eretto il Battistero di San Giovanni in Fonte e S. Restituta, costruì la nuova Basilica di S. Giovanni, arricchendola di preziosi ornamenti d’argento e di ampi edifici intorno ad essa per ospitare coloro che la ufficiavano.

Questa chiesa fu inserita fra le quattro chiese maggiori (o cardinali) della città, fondate fra il IV ed il VI sec. d.C., insieme a San Giorgio Maggiore, i Santissimi Apostoli e Santa Maria Maggiore detta della Pietrasanta. Fu servita prima dai canonici lateranensi, poi divenne abbadiale e commenda cardinalizia ed infine, per volere del Papa Innocenzo XII, fu istituita una collegiata che aveva il distintivo di insigne. Un suo primo ampiamento risale al periodo angioino: all’interno dell’invaso furono aggiunte delle navate laterali più grandi ed un nuovo transetto.

Non si conoscono le date precise di questa ristrutturazione, sebbene si ritenga che i lavori siano stati fatti a cavallo fra il XIII ed il XIV secolo, secondo lo schema previsto dall’architetto Masuccio (1230-1305), all’epoca attivo a Napoli nei cantieri di Santa Maria la Nova e di San Domenico Maggiore.

Nel corso dei secoli la Basilica subì numerosi rimaneggiamenti: nel 1456 un forte terremoto la rovinò in parte. Nel 1635, un altro sisma spinse il cardinale Marzio Ginetti a ricostruirla a sue spese, secondo il progetto barocco dell’architetto Dionisio Lazzari (1617-1689). In questa ricostruzione, che interessò principalmente il transetto e l’edificazione della cupola, furono trovate due tavole dell’antico Calendario della Chiesa Napoletana, inciso nell’anno 877 ed ora conservate nell’Arcidiocesi di Napoli. Nel 1689 vennero portati a termine, ai lati del transetto, il cappellone del Crocifisso e quello di Santa Lucia. Nel 1732, ancora una scossa di terremoto portò nuovamente in rovina l’edificio.

I lavori di consolidamento e restauro si prolungarono anche per via di un nuovo movimento tellurico avvenuto nel 1805. Il primo agosto del 1870 la chiesa fu ancora una volta colpita da un terremoto che ne distrusse parte della navata laterale destra con incluso il Cappellone dedicato a Santa Lucia.

Il Municipio era intenzionato a volerla abbattere per costruirvi una vasta piazza per abbellire il rione circostante. Dopo due anni di incertezze il monumento fu infine salvato per forza e volontà del Canonico Giuseppe Pellella il quale, raccogliendo le numerose offerte dei fedeli, dei prelati e delle famiglie nobili del posto, riuscì a tutelarne l’integrità e a concretizzarne la sua ricostruzione. Il progetto fu redatto dall’ing. Giorgio Tomlison che la ricostruì anche in base ad alcune correzioni apportate dall’arch. Enrico Alvino e Federico Travaglini.

L’opera di riedificazione, iniziata nel 1872, venne completata nel 1887. In tempi più recenti la storia di San Giovanni Maggiore è stata purtroppo segnata dal penoso degrado dovuto al lungo periodo di abbandono determinato dalla sospensione delle sue attività religiose e dal conseguente reiterato saccheggio vandalico sui suoi beni mobili. Un programma più sistematico di recupero del monumento, durato circa un trentennio a causa dei discontinui finanziamenti, è stato portato a termine recentemente (anno 2012) dalla Soprintendenza che, integrando i precedenti interventi di restauro eseguiti principalmente sulle emergenze, ha ricomposto i frammenti di un organismo che riveste una fondamentale valenza storica, artistica e architettonica all’interno del tessuto urbano cittadino.

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